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Il curioso caso dell'ultimo shinobi

Christian Russo • 10 novembre 2024

L'arrivo delle "Navi Nere" del Commodoro Matthew Perry nel 1853 è uno degli eventi più significativi nella storia giapponese. Questo incontro forzato tra l'Occidente e il Giappone segnò la fine di oltre due secoli di isolamento sotto il periodo Edo e aprì la strada alla modernizzazione del Paese durante l'era Meiji.


Il Giappone del Periodo Edo e la Politica del Sakoku

Dal 1603, con l'ascesa dello shogunato (regime militare) Tokugawa, il Giappone entrò in un periodo di pace relativa noto come Periodo Edo. Per mantenere la stabilità interna e prevenire l'influenza straniera, il governo adottò una politica di isolamento chiamata sakoku (o "del Paese incatenato"). Questo decreto, emanato intorno al 1630, limitava severamente i contatti con l'estero:

  • Chiusura dei Porti: Solo il porto di Nagasaki rimaneva aperto, ma limitato ai commerci con Cina, Corea e Olanda.
  • Divieto di Viaggi all'Estero: Ai giapponesi era proibito lasciare il paese, e chiunque lo facesse non poteva più tornare.
  • Controllo Culturale e Religioso: Il cristianesimo era bandito, e le influenze culturali straniere erano strettamente monitorate.

Questa politica permise al Giappone di sviluppare una cultura unica e coesa, ma al costo di un ritardo tecnologico rispetto alle potenze occidentali in rapida industrializzazione.


L'Interesse Occidentale e la Spinta all'Apertura

Nel XIX secolo, le potenze occidentali erano in piena espansione coloniale e commerciale. Gli Stati Uniti, in particolare, erano interessati a stabilire relazioni con il Giappone poichè strategicamente posizionato per il commercio con l'Asia orientale e i rifornimenti delle baleniere americane durante le lunghe spedizioni nel Pacifico; inoltre, stabilire relazioni con il Giappone avrebbe aumentato l'influenza americana nella regione.

Dopo tentativi infruttuosi di apertura attraverso canali diplomatici tradizionali, gli Stati Uniti decisero di adottare un approccio più diretto.


L'Arrivo delle Navi Nere

Il 14 luglio 1853, il Commodoro Matthew C. Perry entrò nella baia di Edo (l'odierna Tōkyō) con una flotta di quattro navi a vapore, subito ribattezzate dai giapponesi "Kurofune" o Navi Nere, a causa del fumo scuro emesso dai motori a carbone e del colore delle chiglie. La comparsa di queste navi tecnologicamente avanzate causò grande scompiglio: le navi a vapore erano una novità per i giapponesi (abituati alle imbarcazioni a vela e remi) e la loro potenza di fuoco superava di gran lunga le capacità difensive giapponesi. Oltre a ciò, l'arroganza percepita degli occidentali sfidava le norme di etichetta e gerarchia radicate nella società giapponese.

Perry (con la sua stazza di quasi due metri di altezza) consegnò una lettera del Presidente Millard Fillmore, chiedendo l'apertura dei porti giapponesi al commercio e alle navi americane. Dopo aver lasciato il Giappone con la promessa di tornare per una risposta, Perry fece ritorno nel febbraio 1854 con una flotta ancora più grande.


Lo shogunato Tokugawa si trovò di fronte a un dilemma senza precedenti: affrontare militarmente le potenze occidentali sembrava impraticabile, ma cedere alle loro richieste minacciava la sovranità nazionale. I daimyō (signori feudali) e i samurai erano divisi tra fautori dell'apertura e sostenitori della resistenza, mentre la popolazione era inquieta, temendo sia l'invasione straniera che il cambiamento delle tradizioni consolidate.


L'ultima missione shinobi

Nella provincia di Iga, all'interno del territorio della famiglia Tōdō del dominio Tsu, vi era una parte di samurai di basso livello detta "musokunin" (無足人): essi non erano formalmente stipendiati, anche se in realtà veniva loro corrisposta una piccola rendita in riso. Il loro status era superiore a quello dei normali cittadini, potevano portare un cognome e indossare le spade al pari degli altri samurai. I musokunin erano divisi in cinque gruppi, tra cui gli Shinobi-no-shu, le spie. Tra questi, i Sawamura erano una rinomata famiglia shinobi, esperti nell'uso della polvere da sparo e nelle arti acquatiche/nautiche.

Quando la flotta Perry arriva al largo della costa di Uraga, nella provincia di Sagami, Tōdō Takayuki, il signore del dominio, ordinò a Sawamura Jinzaburō (沢村 甚三郎 保祐, noto anche come Yasusuke), di infiltrarsi su una delle navi e indagare. La data di tale missione non è chiara, ma è probabile che Sawamura fosse tra i sessanta giapponesi ospitati a bordo dal Commodoro Perry nella sua seconda visita, nel 1854 - o addirittura nel 1856. Ad ogni modo, ritornò dalla missione essendo riuscito a trafugare due pezzi di pane, due sigarette, due candele e due documenti in lingua olandese dall'equipaggio, che recitavano:

"Engelsch meid in de bed. Fransch meid in de Keuken, Hollandsch meid de huishouding" e "Stille water heeft diept ground".

Il primo si rivelò essere un testo tratto da un'opera teatrale, "Le donne inglesi sono brave a letto, le francesi a cucinare e le olandesi nei lavori domestici", mentre il secondo era un proverbio, "L'acqua ferma ha un terreno profondo".


Sebbene la sua missione non abbia prodotto informazioni di grande valore, ha segnato uno degli ultimi casi di attività shinobi registrate in Giappone. Le gesta di Sawamura simboleggiano la transizione del Giappone dal suo passato feudale all'era moderna. È spesso considerato "l'ultimo ninja" e le sue azioni sono diventate parte del folklore legato a queste figure. L'eredità di Sawamura sopravvive anche attraverso i documenti conservati dalla famiglia Sawamura (la villa/castello appartenuta ai Sawamura esiste tutt'ora a Kawahigashi, Mie, ex-Iga: https://iganinja.jp/en/place/spot/post-28.html)

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