Nell'immaginario popolare, l'idea del Maestro di Arti Marziali è spesso avvolta da un alone mistico e quasi sovrannaturale. Grazie alla rappresentazione cinematografica e all'esigenza personale di ognuno di noi di cercare figure-guida forti, il Sensei, lo Shihan, il Master o come lo si voglia chiamare - viene talvolta visto, atteso, interpretato come un "Guru" in senso lato. Tuttavia, vorrei personalmente e umilmente esprimere una mia affermazione circa il mio ruolo di Maestro nel Kinshinden: io, Christian Russo, non sarò il tuo Guru.
Prima di tutto, permettimi di specificare che sono un Maestro di Arti Marziali, niente di più e niente di meno. Non sono uno psicologo, un consigliere spirituale, un medico o un moralizzatore. Il mio compito è quello di insegnare tecniche e filosofie legate all'arte del Kinshinden, nient'altro.
Ci tengo però a non essere frainteso: le Arti Marziali, per come mi sono state insegnate e per come le ho sempre interpretate, possono essere uno strumento validissimo per la crescita personale, per lo sviluppo della determinazione, per il miglioramento dell'autostima, della salute, del benessere psico-fisico. Il percorso che le ha portate dall'essere strumenti militari al divenire percorsi di conoscenza di sé è radicato nella cultura, nella filosofia, nella storia e nelle religioni d'Oriente.
Dal mio punto di vista, esse sono però e invariabilmente, solo strumenti, non promesse mantenute di per sé. E come tutti gli strumenti, seppure nascano con una loro natura, sono in realtà essenzialmente neutri. A ognuno spetta la responsabilità di utilizzarli o meno: per ciò che consideriamo "bene", per il "male", per ciò per cui sono nati o per ciò che sono diventati o, ancora, per ciò che noi abbiamo visto, desiderato o frainteso, in essi.
La gestione del proprio corpo, delle proprie emozioni, della propria psiche nel confronto con i compagni, con gli avversari, con le armi, con la costanza o con le difficoltà legate alla pratica è un laboratorio pratico dal grande potere trasformativo che porta con sé similitudini e messaggi impliciti potentissimi (similitudini e messaggi che, lo ricordo, arrivano comunque
da
qualcuno e che noi dobbiamo pur sempre decidere di cogliere e interpretare con i nostri "occhiali").
Il Maestro è - o dovrebbe essere - un tramite di questo processo, non il suo fautore. Noi, la nostra genetica, le nostre esperienze, le
nostre scelte, la nostra volontà, le nostre paure e i nostri desideri utilizzeremo o no gli strumenti che ci vengono offerti per scolpire la roccia donandole la forma dei
nostri sogni. Riconoscere che i nostri sogni siano la nostra Stella Polare propositiva e non una fuga dalla realtà, rimane una nostra responsabilità.
Nei nostri tempi incerti, durante i quali valori e certezze sembrano essere in declino, è naturale cercare figure solide alle quali aggrapparsi, ma attribuire al proprio Maestro di Arti Marziali un ruolo più ampio di quello per cui è qualificato sarebbe ingiusto e potenzialmente pericoloso. Nessuno dovrebbe essere visto come un tuttofare onnisciente in grado di risolvere qualsiasi problema, specialmente se quella persona non ha le competenze per farlo. Liberati da questa idea sciocca e infantile, libera i tuoi Maestri da un giogo che li incatena, da una menzogna a cui rischiano di credere.
Aver scalato la gerarchia che spesso compone la struttura base organizzativa e didattica delle Arti Marziali è prova di grande determinazione, dedizione, tempo e capacità, e non metto in dubbio che il tuo Maestro abbia tutte queste caratteristiche; forse potrei risultare ai tuoi occhi maligno a ipotizzare che sull'altare delle Arti Marziali abbia immolato la possibilità di mettersi in gioco in altri campi ancora più provanti... sicuramente il tuo Maestro è IL Maestro. Ma, ricordalo: a meno che lui personalmente non abbia un qualche genere di specializzazione o laurea in psicologia, in medicina, in sociologia, in coaching, in storia, in antropologia, in economia, in sessuologia, in dietetica, in diritto, in pedagogia, in etica, è un Maestro... di Arti Marziali.
Ripeto e specifico: non nego che le Arti Marziali contengano in sé elementi di molte materie differenti, così come non nego che possano esserci individui dalle grandi capacità autodidattiche, deduttive e di approfondimento, ma i "ma" rimangono d'obbligo.
Film, serie televisive e persino alcuni libri hanno contribuito a creare un'immagine idealizzata e spesso irrealistica del Maestro di Arti Marziali. Questi personaggi dipinti dai media sono spesso dotati di saggezza universale, capacità mediche miracolose e un senso morale inattaccabile. Ma è fondamentale ricordare che si tratta di finzione, non di realtà. Le distanze - spaziali, temporali, culturali e linguistiche - che in Occidente registriamo dalle fonti di queste discipline, non fanno che alimentare la confusione e la "libera interpretazione" di tutto ciò che è collegato ad esse.
Non ci crederete, ma ogni Maestro, che sia uomo o donna, nessuno escluso, è egli stesso un Essere Umano: con i difetti e le paure con cui convive, con l'inevitabile parzialità della visione, con le incertezze che cerca di contrastare, con le incoerenze e le piccole o grandi meschinerie che abitano in qualunque scimmia senziente, come me e te.
Sebbene sia lusinghiero essere visto, blandito, osannato, assecondato come un Guru, addossarsi questo ruolo è tra l'altro una responsabilità che nessun vero Maestro dovrebbe accettare.
Se abbiamo bisogno di aiuto, ognuno di noi ha la responsabilità di cercarlo nei campi professionali che esulano dalla nostra area di competenza. Se stai affrontando problemi psicologici, medici o relazionali, il tuo Maestro di Arti Marziali non è la persona a cui rivolgerti, quantomeno non per il suo solo ruolo sul tatami.
Delegare ad altri la nostra intera visione del mondo alleggerisce dalla nostra propria responsabilità (e diritto) di prendere posizione, di prendere iniziativa, di avere un'idea in merito, di dire la nostra, persino di sbagliare.
Il Maestro è una sorta di cartografo a mano: ha ricopiato le vecchie mappe e nel percorrere i sentieri dal vivo ha cercato di migliorarle, aggiungendo particolari prima invisibili, correggendo alture che non erano poi così alte, strettoie non segnalate e piccoli arbusti ora diventati maestosi alberi. Ora possiede strumenti che i suoi predecessori non si sognavano e al tempo stesso la sua tempra non è paragonabile alla loro...
Nel cedere la mappa a te, i limiti dovrebbero essere espliciti, per te e per lui: lo spazio sul foglio e il territorio rappresentato, la permeabilità dell'inchiostro, la fallacia dei sensi che hanno saputo o meno cogliere l'essenziale, l'interesse individuale e alternativo verso flora, fauna o minerali.
Il Maestro non è un oracolo. È un cartografo.
Le arti marziali sono strumenti preziosi per l'auto-miglioramento, ma rimangono un percorso specifico di crescita e apprendimento, non una soluzione universale ai problemi della vita.
Io, Christian Russo, sono qui per guidarti nel tuo viaggio nelle arti marziali, ma non sarò il tuo Guru, né dovresti aspettarti che lo sia.
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Sarà sempre e solo tua la scelta e i relativi meriti di utilizzare questi strumenti o non farlo, di trasformarli in ancore, bende per gli occhi, ali, microscopi o cannocchiali, armi o libri.
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